“Teatro” una storia “di amore, di aiuto, di bontà” – Intervista a Iván Ruiz Flores. Di Adelaide Fontana.

   A più di un mese di distanza dall’edizione 2015 del Festival del Cinema di Frontiera, è difficile staccare gli occhi dal regista Iván Ruiz Flores. Il suo corto “Teatro” (2015), vincitore al Festival nella sezione “Con-corto”, continua a fare incetta di premi nei festival italiani e stranieri. L’opera dello spagnolo ha incantato platea e giuria a Marzamemi, dove i membri Fabiola Banzi, casting director, Laura Silvia Battaglia, cine-giornalista e Mario Serenellini, critico e giornalista de la Repubblica, si sono così espressi in suo favore: “Teatro è il miglior corto per la spiccata cifra autoriale con cui immerge una storia minimale, di solitudine e quotidianità, in una ambientazione ispirata alla pittura spagnola a olio e per la leggerezza e insieme la potenza emotiva dei dialoghi”.

Ruiz Flores, benchè non molto conosciuto in Italia, vanta già sei cortometraggi scritti e diretti, di cui uno, “Dulce” (2011) premiatissimo nel nostro paese e in tutta Europa. Noi della Summer School abbiamo visto per voi “Teatro” e ne siamo rimasti, inevitabilmente, conquistati. Così conquistati che abbiamo subito contattato questo giovane cineasta (classe 1979) per chiedergli un’intervista, che lui ci ha entusiasticamente concesso.

Iván Ruiz Flores

La descrizione che fai di te stesso sul tuo sito è abbastanza singolare: ti definisci innanzitutto come una persona che sbaglia costantemente. Spiegaci che valore ha avuto il commettere errori nel corso della tua vita e come questo si relaziona con la carriera che hai scelto, quella da cineasta.

Penso che una delle cose più importanti nella vita, personalmente e professionalmente, sia il saper scegliere bene. Per far questo credo che lo sbagliarsi sia necessario. A livello sociale i termini “errore” e “sbaglio” hanno una connotazione negativa, però io penso esattamente il contrario.

Se vuoi scegliere bene, prima solitamente devi aver scelto male e, soprattutto, aver appreso dall’errore. Questo è fondamentale. Sono convinto che questa sia una delle basi fondamentali dell’apprendimento ed è quello che tento di insegnare fin dal primo giorno ai miei alunni.

Per quanto riguarda il mio percorso personale, credo che, anche se sin da bambino mi piaceva molto scrivere, laurearmi in Giornalismo non sia stata la scelta migliore. Ad ogni modo, credo si essere riuscito a canalizzare quanto imparato in ciò che realmente mi appassiona: l’elaborazione di sceneggiatura cinematografica e, successivamente, la sua realizzazione.

Ora sono sicuro di aver scelto bene le mie “professioni”: sceneggiatore, regista, docente. Sono vocazionali. Mi stimola occuparmi di questi settori, pur essendo cosciente che sempre mi sbaglierò e sempre, ovviamente, approfitterò dei miei errori per migliorare.    

La descripción que haces de ti mismo en tu web es bastante singular: te defines, antes de todo, como alguien que suele equivocarse. Explícanos que valor ha tenido el hecho de cometer errores en tu vida y como eso se relaciona con tu carrera de cineasta.

Pienso que una de las cosas más importantes en la vida, a nivel personal y profesional, es saber elegir bien. Y para ello, estoy convencido que la equivocación es necesaria. A nivel social, los términos “error” y “equivocación” tienen una connotación negativa, pero yo opino lo contrario. Si quieres elegir bien, antes sueles haber tenido que elegir mal. Y, lo más importante: haber aprendido del error. Eso es vital.

Estoy convencido que una de las bases fundamentales del aprendizaje es perder el miedo a equivocarse. Y es algo que intento inculcar desde el primer día a mis alumnos.

En cuanto a mi, aunque desde pequeño ya me gustaba mucho escribir, licenciarme en periodismo no fue la mejor elección. Sin embargo, creo que he logrado encauzar todo lo aprendido en algo que realmente sí me apasiona: la escritura de guiones cinematográficos y su, posterior, realización.

Y ahora estoy seguro de haber elegido bien mis profesiones: guionista, director y docente. Son vocacionales. Me motiva trabajar en ellas, siendo consciente que siempre seguiré equivocándome y que, eso sí, intentaré también siempre aprovechar esos errores para mejorar.

Sei conosciuto in Spagna? Com’è fare cortometraggi e, in generale, lavorare nell’ambito del cinema non commerciale nel tuo paese?

No, non penso di essere conosciuto. Forse un po’ di più nell’ambito settoriale del cortometraggio, soprattutto da quando ho realizzato “Dulce” nel 2011, un corto che ha vinto 121 premi.

In ogni caso, non mi interessa tanto il fatto di essere conosciuto quanto invece la capacità di chi mi conosca di identificare l’identità e le caratteristiche che tento di dare alle opere cinematografiche da me scritte e dirette.

In Spagna, come succede in molti altri paesi, non esiste l’industria del cortometraggio: conseguentemente, la realizzazione di simili prodotti non produce nessuna resa economica. Spero che, con l’aiuto di tutti, questa situazione possa cambiare.

I festival sono i grandi alleati dei corti, posso aiutare a fornire visibilità ai nostri lavori attraverso le proiezioni, il contatto con il pubblico e i riconoscimenti, però disgraziatamente non sono il tipo di competizione in grado di offrire premi in denaro ai vincitori. Essendo questo il panorama attuale, credo che il profitto derivante dai cortometraggi difficilmente possa arrivare ad essere economico, ma può certamente esserlo di tipo artistico e personale.

¿Eres conocido en España? ¿Cómo es hacer cortos y, en general, trabajar en el cine no comercial en tu país?

No, no creo que sea conocido. Quizá en el ámbito del cortometraje, un poco más. Sobre todo a partir de estrenar Dulce en 2011, un cortometraje que ganó 121 premios. En cualquier caso, no me interesa tanto el hecho de ser conocido como de que quien me conozca, identifique las señas de identidad que intento plasmar en el cine que me gusta escribir y dirigir.

En España, como ocurre en otros muchos países, no existe la industria del cortometraje y, por tanto, la realización de los mismos no da ningún rendimiento económico. Algo que, ojalá entre todos, podamos cambiar.

Los festivales son los grandes aliados de los cortometrajistas, pues ayudan a dar visibilidad a nuestros trabajos, y lo hacen mediante su exhibición ante el público y a través de los reconocimientos, pero desgraciadamente, no son demasiados los certámenes que pueden ofrecer premios en metálico a los ganadores. Así que dibujado el panorama actual, pienso que la rentabilidad de los cortometrajes difícilmente llega a ser económica, pero sí lo puede ser, en cambio, artística.

Hai vinto il mese scorso il premio per il miglior corto all’interno del Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi. Cos’è per te la “frontiera”?

Il termine “frontiera” è molto difficile da definire perché è riferibile a quasi tutti gli ambiti della vita e, inoltre, è o può essere applicato in maniera estremamente soggettiva. Tutto ciò produce ambiguità complesse e estremamente interessanti, per cui risulta essere un tema ricorrente nei miei lavori.

Acabas de ganar el premio como mejor corto en el Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi. ¿Qué es para ti la “frontera”?

El término “frontera” es muy difícil de definir porque es aplicable a casi todos los ámbitos de la vida y, además, es o puede ser aplicado de forma individual por todos y cada uno de nosotros. Eso genera ambigüedades muy interesantes y complejas. De ahí que sea un tema recurrente en los trabajos que hago.

Il corto “Teatro” parla di una storia “di amore, di aiuto, di bontà”. Che rapporto hai con queste tematiche? Basi la tua produzione cinematografica su valori come questi?

Una delle cose che hanno in comune l’amore, l’aiuto e la bontà è che sono qualità essenzialmente legate alla natura dell’essere umano. Altrettanto lo sono il desiderio, la vendetta, la colpa o la paura, tra le tante.

Ciò che mi appassiona nel fare cinema è poter riflettere sulle persone, sulle loro vicende, relazioni e reazioni. E quello che mi spinge a mostrare tutto ciò attraverso il cinema è la possibilità e privilegio che hai, come autore, di provocare emozioni negli altri.

El corto Teatro cuenta una historia “de amor, de ayuda y de bondad”. ¿Cuál es tu relación con estos temas? ¿Basas tu cine sobre valores como estos?

Una de las cosas que tienen en común el amor, la ayuda y la bondad es que son cualidades ligadas esencialmente a la naturaleza humana, igual que también lo son el deseo, la venganza, la culpa o el miedo, entre muchas otras.

Lo que me apasiona de hacer cine es poder reflexionar sobre las personas, sus circunstancias, sus relaciones y sus reacciones. Y lo que me empuja a mostrar ese cine es la posibilidad y el privilegio que tienes, como autor, de provocar emociones en los demás.

Adelaide Fontana

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